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	<title>forexfacile.it &#187; petrolio</title>
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		<title>In calo i consumi del petrolio</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 15:50:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Stiamo attraversando un periodo di forte recessione, tanto che gli effetti che essa provoca sul settore economico e finanziario del mondo stanno andando davvero oltre ogni immaginazione. Tra gli effetti che la recessione provocherà, ci sarà anche calo della domanda di petrolio per il 2009, tanto da arrivare ai livelli più bassi mai raggiunti da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Stiamo attraversando un periodo di forte recessione, tanto che gli effetti che essa provoca sul settore economico e finanziario del mondo stanno andando davvero oltre ogni immaginazione. Tra gli effetti che la recessione provocherà, ci sarà anche calo della domanda di petrolio per il 2009, tanto da arrivare ai livelli più bassi mai raggiunti da 27 anni.</div>
<div style="text-align: justify;">L&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia fa sapere di aver diminuito la domanda di ben 0,57 milioni di barili a giorno. Potrebbe in ogni caso ancora essere costretta a tagliare la domanda qualora lo richiedessero le condizioni di mercato. L&#8217;AIE stima inoltre che nel corso del 2009 verranno consumati 85 milioni di barili di petrolio. Confrontato con lo scorso anno, fa 1.000.000 in meno di barili al giorno.</div>
<div style="text-align: justify;">La domanda di petrolio è diminuita anche negli Stati Uniti e in Cina, che, tra l&#8217;altro, ha già tagliato 30 mila barili al giorno. Nel paese orentali la crisi sta avendo effetti paurosi. Sono tantissime le PMI che sono costrette a chiudere perché non riescono ad accedere al credito, mentre le grandi aziende si salvano grazie ai tagli alle spese e al personale.</div>
<div style="text-align: justify;">La Cina può però sorridere, almeno per ora, per il suo comparto auto. Nel 2008 infatti si è registrato il più alto numero di auto vendute: ben 730 mila. Gli Stati Uniti, invece, ne hanno vendute 650 mila. E&#8217; un numero che fa una certa considerazione, se consideriamo il fatto che in Cina ci sono 20 veicoli ogni 1.000 abitanti, contro gli 800 veicoli ogni 1.000 persone degli Stati Uniti. In ogni caso secondo gli esperti questo sorpasso sarà temporaneo.</div>
<div style="text-align: justify;">In che maniera tutte queste informazioni possono influire nel Forex? Stiamo attenti a fare investimenti di lungo periodo, dato che gli effetti della crisi non sono ancora passati del tutto. I difficili periodi previsti per tutta l&#8217;economia avranno sicuramente i suoi effetti anche nel mercato Forex.</p>
<div style="text-align: justify;margin:20px auto;">Articolo per gentile concessione di <a title="forex online" href="http://www.mondoforex.com">Forex Online &#8211; Mondo Forex</a></div>
<div style="text-align: justify;margin:20px auto;">Fonte: <a title="fonte trend-online.com" href="http://www.trend-online.com/?stran=izbira&amp;p=irs&amp;id=209363&amp;nopag=2" target="_blank">trend-online.com</a></div>
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		<title>Investimenti on line scomparsi Diverse denunce alla polizia postale</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 15:42:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Macerata, 13 febbraio 2009 &#8211; La polizia postale sta ricevendo diverse segnalazioni di cittadini che vogliono sporgere denuncia in merito ad investimenti fatti dal 2007 sul mercato del forex (differenze tra valute) e sulle differenze di prezzo del petrolio sul sito internet www.proforma-fx.com, gestito da una società americana, per un valore di alcune centinaia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Macerata, 13 febbraio 2009 &#8211; La polizia postale sta ricevendo diverse segnalazioni di cittadini che vogliono sporgere denuncia in merito ad investimenti fatti dal 2007 sul mercato del forex (differenze tra valute) e sulle differenze di prezzo del petrolio sul sito internet www.proforma-fx.com, gestito da una società americana, per un valore di alcune centinaia di migliaia di euro, andati completamente perduti insieme ai precedenti guadagni, nel periodo ottobre-novembre 2008.</div>
<div style="text-align: justify;">Dalle indagini sembra che l’attività finanziaria sia stata mediata dall’estero, probabilmente dalla Svizzera e dalla Gran Bretagna, da italiani. Il cliente poteva controllare i suoi investimenti online, disponendo di un link personale che forniva il dettaglio dei guadagni. Sui quali la società tratteneva il 30%. Un altro 3% sul versato veniva offerto al cliente se ne trovava altri che investissero attraverso Proforma. Pare che i guadagni nel primo anno siano stati molto alti, anche se mai ritirati dai clienti.</div>
<div style="text-align: justify;">All&#8217;inizio di ottobre scorso, però, con le prime perdite, gli investitori hanno cercato di contattare in tutti i modi i mediatori (anche per lettera raccomandata con ricevuta di ritorno) senza tuttavia ottenere risposta. All’inizio di novembre i conti on line risultavano azzerati e addirittura in perdita, e i mediatori si sono resi completamente irreperibili.</div>
<div style="text-align: justify;margin:20px auto;">Fonte: <a title="fonte ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com" href="http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/macerata/2009/02/13/151464-investimenti_line_scomparsi.shtml" target="_blank"> ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com</a></div>
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		<title>Plus, dieci anni di euro. Chi ci ha guadagnato</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 16:46:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La misura del successo dell&#8217;euro la si è avuta probabilmente due anni fa, quando gli sceicchi del petrolio del Medio Oriente, stanchi di vedere i loro guadagni erosi dal continuo deprezzamento del dollaro ipotizzarono di prendere la moneta europea come riferimento negli scambi sul barile. Poco importa che poi alle intenzioni non siano seguiti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La misura del successo dell&#8217;euro la si è avuta probabilmente due anni fa, quando gli sceicchi del petrolio del Medio Oriente, stanchi di vedere i loro guadagni erosi dal continuo deprezzamento del dollaro ipotizzarono di prendere la moneta europea come riferimento negli scambi sul barile. Poco importa che poi alle intenzioni non siano seguiti i fatti, la realtà degli ultimi dieci anni parla infatti di uno spazio crescente dell&#8217;euro negli scambi internazionali e anche come valuta utilizzata dalle riserve. Certo, il peso del dollaro è ancora preponderante e nei momenti di tensione, come dimostrano gli ultimi mesi, la divisa Usa viene ancora utilizzata come principale bene di rifugio. La sostanza, però, non cambia: a dieci anni dall&#8217;introduzione l&#8217;euro è, con buona pace degli scettici, ormai stabilmente affermato nel panorama finanziario internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U2102420668370pWD" style="font-weight: bold;">Svantaggi di una moneta forte</span><br />
Quando si guarda all&#8217;influenza che la moneta di Francoforte ha avuto sugli investimenti, il giudizio è suscettibile di diverse interpretazioni, ma una cosa è certa: in questi ultimi dieci anni il risparmiatore di casa nostra avrebbe quasi sempre fatto meglio a mantenere il denaro all&#8217;interno delle mura domestiche. Il forte apprezzamento che l&#8217;euro ha avuto nei confronti delle due principali avversarie – il dollaro (+18% in dieci anni) e la sterlina (addirittura +30%) ha di fatto finito per impattare significativamente sui rendimenti di chi non ha usato coperture contro i rischi valutari.<br />
L&#8217;esempio lampante è il confronto con gli asset Usa: l&#8217;investitore europeo che avesse puntato su Wall Street agli albori dell&#8217;euro (si veda la tabella sopra) avrebbe riportato oggi a casa una perdita (28%) più o meno doppia rispetto a quella effettivamente registrata dall&#8217;indice S&amp;P 500. Ma anche una puntatina a Londra avrebbe comportato una perdita del 24,6% a fronte di un indice Ftse 100 praticamente invariato. Se poi fosse andato a caccia di titoli governativi americani, il risparmiatore si sarebbe pari pari rimangiato l&#8217;extra-rendimento garantito in questi anni dalle cedole e dalla rivalutazione del Treasury. A conti fatti, fra le quattro principali monete mondiali, il saldo dell&#8217;euro sarebbe stato negativo (ma con un passivo decisamente inferiore) soltanto nei confronti dello yen o del franco svizzero: solo in questi casi (e a parità di performance) l&#8217;investimento oltre frontiera sarebbe stato relativamente conveniente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U2102420668370zOF" style="font-weight: bold;">Un mercato (poco) unico</span><br />
Se dal punto di vista della circolazione della divisa l&#8217;Unione europea è un fatto inconfutabile, sotto l&#8217;aspetto dei singoli mercati dei diversi Paesi dell&#8217;Eurozona non si può proprio dire di aver raggiunto risultati significativi. Anzi, chi dieci anni fa pensava di veder tramontare le distinzioni tra le Borse dei vari Paesi e di doversi piuttosto concentrare sui settori si deve adesso ricredere. Le differenze fra i vari listini ci sono eccome, basta confrontare il +7,5% realizzato in questo lasso di tempo dal Cac 40 di Parigi con il -6,1% del Dax di Francoforte e il -23,7% dell&#8217;S&amp;P Mib di Milano: performance che non possono certo essere spiegare dalla sola differente composizione settoriale degli indici.<br />
Se poi si considerano i titoli di Stato, il fenomeno dell&#8217;allargamento dello scarto di rendimento col Bund tedesco (per il BTp di casa nostra e non solo) la dice lunga sulle differenze tuttora esistenti nell&#8217;affidabilità dei singoli Paesi, che dopotutto non hanno in comune la politica fiscale, ma soltanto quella monetaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="U2102420668370fsE" style="font-weight: bold;">La politica monetaria</span><br />
Sotto quest&#8217;aspetto, il primo gennaio 2009 rappresenta anche l&#8217;anniversario dell&#8217;inizio effettivo dell&#8217;attività della Banca centrale europea: dieci anni di tassi di interesse (questi sì) uguali per tutti i Paesi dell&#8217;Eurozona. I giudizi sull&#8217;operato di Wim Duisenberg fino al novembre 2003 e di Jean-Claude Trichet successivamente si moltiplicheranno in questi giorni di ricorrenze, così come i confronti fra l&#8217;atteggiamento per certi versi più rigido di Francoforte e quello più aggressivo della Federal Reserve americana (quando si tratta di abbassare i tassi, ma anche di alzarli). Soltanto nei prossimi anni sapremo chi ha adottato la strategia migliore per fronteggiare quella che molti ormai chiamano la «crisi del secolo» e quali saranno le ricadute sui singoli Paesi dell&#8217;Eurozona. Ma la relativa stabilità sperimentata dal costo del denaro nel corso degli ultimi dieci anni è un dato incontrovertibile per i risparmiatori e le imprese italiane, e rappresenta probabilmente il vero valore aggiunto dell&#8217;Unione monetaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="tab_art" href="mailto:m.cellino@ilsole24ore.com">m.cellino@ilsole24ore.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a title="fonte ilsole24ore.com" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/12/plus-dieci-anni-euro.shtml?uuid=2eab9a36-d406-11dd-981f-b4541c54b79e&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">ilsole24ore.com</a></p>
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